Dove saranno finiti?
sommariamente:
:duepunti,
buoni amici,
dove sarranno finiti?,
interviste,
memoria,
miracoli,
misteri,
politica,
referti
Mi domandavo proprio ieri: dove saranno finiti i francobolli? e le penne? Perché quando servono sono fuori posto? Perché ho la netta sensazione che ci sia qualcuno che si diverta a confondere i preventivi con le schede cliente che compilo nell’inutile speranza che anche qualcun altro segua l’esempio? Dove saranno finiti i buoni propositi di tenere in ordine l’ufficio? E quei post-it gialli con la scritta in rosso? Dove saranno finiti? Perché nessuno mi dice mai chi mi ha cercato… perché quei due si ostinano ad aspettarsi che io ascolti le registrazioni sulla segreteria telefonica? E adesso: dove saranno finiti? Dove sono finiti quando devo fare una relazione importantissima e a forza di aspettare che si presenti qualcuno mi dimentico di cosa dovevo parlare? È questo quello che capita a tutti gli editori? Ricordo di quando le cose non erano così, ma questo non era un ufficio e non c’era neanche una casa editrice.
In questo lavoro non c’è tempo per la nostalgia, per i ricordi, non c’è spazio per tutti quelli che non guardano avanti. Avevo sempre sognato il momento in cui avrei potuto farcire di cazzate simili i miei discorsi. È una vita che mi esercito per i discorsi pubblici, ma visto che mi annoio facilmente mi sono dovuto specializzare. Razionalizzare le energie. Procedendo per riduzione ho abbandonato i contenuti (argomento, esposizione, confutazione ecc.) e mi sono appassionato solo al lavoro sartoriale, a quelle frasi ad effetto che cercano il consenso dell’uditorio più distratto, insomma la bieca retorica da pulpito. Quando mi riesce mi ispiro al primo grandissimo della televisione di cui abbia memoria. Un gigante della comunicazione. Certo, sono memorie un po’ offuscate, non ricordo esattamente, ero un ragazzo o poco più di un bambino, ma i telegiornali di allora mi sembravano diversi, magari non erano più belli di quelli di oggi, ma a me facevano un altro effetto. Li trovavo più attraenti, raccontavano con più praticità storie belle e confuse, erano come gli sketch d’avanspettacolo, anche quando si trattava di tragedie universali, a scorrere era sangue finto e sullo sfondo venivano proiettati effetti speciali da quattro soldi. La comunicazione era una cosa diversa: la verità del mio televisore in bianco e nero non aveva nulla a che fare con l’odierna finzione troppo realistica di un C.S.I. da prima serata. Quello era il tempo di eroi e tribuni. Dov’è finita quell’espressione tipicamente anni Ottanta: chi ricorda il politichese? Bettino, bettino, dove sarai finito con i tuoi occhiali da tartaruga, con il mento volitivo, il labbro tumido, l’ignoranza negligentemente indossata come la toga di una statua romana? Bettino, e i nani e le ballerine? Dove sono finiti? È possibile che nessuno abbia in programma di restituirmi i nani, i giuda ballerini e le lettere di Garibaldi della collezione di Hammamet? Ma chi potrebbe mai restituirmi gli occhi con cui guardavo la mia televisione Brionvega in bianco e nero?
Da qualche tempo s’è diffusa la notizia che sia apparso un altro blog satellite di :duepunti. Ma di che si tratterà? Un altro collaudo? Sono curioso, ma di una curiosità tutto sommato contenuta, non ci perdo il sonno. Non so esattamente di cosa si tratti, ma sta su internet, salterà fuori. Però non è mica bello aspettare. Allora cerco. Ma cosa? Digito per settimane. Niente, solo piste che mi riportano all’ovile. Ecco. Ecco dove erano finite le primissime pagine del sito di :duepunti che m’ero dimenticato di cancellare. Ecco dove finiscono tutte queste cose dimenticate. Se mi si presentasse Astolfo, diciamo così, saprei dove indirizzarlo per recuperare il senno di Orlando: vai su google. Ma adesso che ho ritrovato questi frantumi qui… mi viene un dubbio: e dove sono finiti tutti gli altri? Continuo a cercare.

Non voglio farla troppo lunga. Alla fine l’ho trovato. Dove saranno finiti? La grafica è spartana, del resto è uguale a quella di questo controblog semiclandestino. A differenza dei miei collaudi trovo una sfilza di domande dentro le quali scorgo cose che per altri potrebbero non significare niente, ma forse è un errore, e sono io a non riuscire a trovare altro che quei frammenti semi nascosti che sono più eloquenti di tutte le possibili risposte. Nella tradizione :duepunti si compilano elenchi di domande e poi si resta a fissare i puntini per ore. Al termine della prima perlustrazione mi decido a riempirli. Questo è un invito.
• domanda numero otto: dove sarà finito il settimo giorno?
Sembra un quiz, una specie di gioco, ma cosa si vince? Io rispondo, magari è solo un trabocchetto. Ci casco. “Dietro il sesto, e sempre davanti al primo”. Ma così non ha senso, roba da settimana enigmistica, e invece la domanda mi ha fatto venire in mente almeno due cose, e sono tutt’e due personali. La terza mi ricorda un modo di dire piuttosto popolare: il settimo giorno… si riposò.
• domanda numero sette: dove saranno finiti lo studente che aveva cercato di fermare il carro armato e il soldato che non lo aveva schiacciato?
Quei due sono finiti insieme al mio televisore in bianco e nero, in una discarica. Ma se oggi vedessimo nuovamente i carri armati per le piazze di Praga? Che cosa penseremmo? Dove sono finiti i frammenti della nostra storia? La bambina vietnamita ustionata dal napalm, il bonzo che si dà fuoco, la prima impronta (falsa) sulla luna, la famiglia Kennedy che si dimezza in diretta, Pier Paolo Pasolini vivo. Dove sono finiti tutti i frantumi della mia storia? Su un qualche polveroso scaffale della tv di stato. E tutte le pubblicità dismesse? Tutte quelle che reclamizzavano prodotti usciti fuori produzione… magari perché nocivi.
• domanda numero sei: dove saranno finite le lucciole, lampyris noctiluca?
Ah! Questo davvero lo ignoro. Se si accetta un visone un po’ prosaica consiglierei di seguire il tragitto dei camionisti. Sarà un luogo comune, ma tanto vale. Se poi si tratta solo di una scusa per fare i nostalgici dei bei tempi passati, confesso di non averne mai vista una (entomologicamente parlando) e che in aggiunta ho sempre fortemente dubitato della loro esistenza.

• domanda numero cinque: dove saranno finiti i borghesi, siano essi illuminati oppure no, la middle class, i gentiluomini sempre pronti a scandalizzarsi?
Si sono tutti riuniti a sinistra, praticano l’omeopatia e se possono si scandalizzano per il fatto che i figli degli operai adesso sono tutti dei palazzinari e girano con macchinoni più grossi delle loro belle macchinette dal bollino ecologico. Ogni tanto penso… ma non saranno loro i nostri lettori? Dove andranno a finire i nostri libri? Meglio non sapere, per ciò: non domandare.
• domanda numero quattro: dove saranno finiti quei disegni animati giapponesi apocalittici e visionari come conan, capitan harlock o galaxy express 999 e quelli sociologici e marginali come judo boy o coccinella?
Nei pomeriggi rubati ai compiti per il giorno dopo… nei pomeriggi così di ognuno di noi. È mai possibile che quando si comincia con il domandarsi “dove sono finiti”… si attacca con i cartoni animati? Di recente ho letto un bellissimo libro su Goldrake, anzi più esattamente su Aktarus. La storia di un’intera generazione che ha vissuto tutta la propria vita “a puntate”, esattamente secondo il ritmo e il succedersi dei cartoni della nostra infanzia (se fossi in voi me lo consiglierei: Claudio Morici, Aktarus. La vera vita di un pilota di robot, Meridiano Zero, 2007). Ci pensate, quelli della mia età sono stati i primi, le cavie della programmazione-tv serrata. Tutta una vita ordinata da appuntamenti fissi: Vickie il Vichingo, Candy Candy, Goldrake, Gig Robot d’acciaio, Long Ranger, i Barbapapà, Nick Carter e il gruppo T.N.T., Mazinga Zeta, Astro Boy, Doraimon, Grisù… E certo che adesso aspetto anche mesi per beccare le repliche di Daria e anni per quelle di Charlie Brown. Ma dove sono finiti i pupazzi animati? Soprattutto dove saranno finiti i due vecchietti dei Muppets, e Babar?
• domanda numero tre: dove sarà finita (ed è proprio oggi che me lo chiedo) non dico la dignità, ma almeno l'accortezza di tutti i commercianti palermitani che alle elezioni hanno sostenuto la parte politica collusa?
Ma che domande! Come chiedere a uno di questi: “mi scusi, lei lo sa di essere mafioso?”. Se l’avesse capito non si farebbe spennare e basta. Meglio che continuino a fare quello che hanno sempre fatto, non vorremo mica metterci a riparare anche i guasti loro? Cari elettori: ognun per sé.
• domanda numero due: dove saranno finiti i laici? che abbiano tutti traversato il bosforo mentre qui si celebra l'idiozia codina di uno stato assente?
I laici sono tutti tornati dalle vacanze e sono andati a trovare i loro amici scandalizzati alla lezione di yoga, poi si sono scambiati preparati omeopatici e hanno mostrato le foto di viaggio sul cellulare. Alla fine sono restati in dubbio per qualche minuto, non sapendo se se unirsi o meno ai loro amici e scandalizzarsi di più perché il Papa ha sfrattato milioni di poveracci dal Limbo, o perché ha ripristinato la messa in latino. In fondo ho sempre sospettato che questi bravi laici vadano piuttosto d’accordo con la nostra idiozia.
• domanda numero uno: dove saranno finiti tutti i calzini che ciascuno di noi ha via via perduto nel cestello della lavatrice?
La lavatrice? Questa non è una domanda: è una libera associazione. :duepunti è nato guardando lo spettacolo imprevisto offerto dal fondo del cestello. Avete mai provato? “Qua dentro c’è tutto quello che c'è fuori”. È meglio della televisione.

AVVERTIMENTO: Se non fossi stato chiaro, l’invito sta nel frequentare il campionario, che potete trovare a questo indirizzo: http://dovesarannofiniti.blogspot.com/
1 commenti:
MAI vista una lucciola?
ma che tristezza. prossima estate vedi di rimediare, su.
Clementina
Posta un commento